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  • In arrivo possibili concerti di J-Hope dei BTS?

    In arrivo possibili concerti di J-Hope dei BTS?

    Ok niente panico ma anche si

    Parrebbe che ora abbia cancellato tutto nonostante l’annuncio sia rimasto attivo per quasi un’ora.

    Secondo quanto osservato, queste sarebbero le date possibili:

    INFORMAZIONI RECUPERATE :

    Il tour HOBI negli Stati Uniti nel 2025 che PARREBBE FORSE SE DIO CI MANDA QUESTA GIOIA prevedere 9 concerti in 5 città:


    New York, Chicago, San Antonio, Oakland, Los Angeles dal 15 marzo al 4 aprile:

    13/03 – New York, New York, Barclays Center
    14/03 – New York, New York, Barclays Center
    17/03 – Chicago, IL Allstate Arena
    18/03 – Chicago, IL Allstate Arena
    26/03 – San Antonio, Texas @ Frost Bank Center
    27/03 – San Antonio, Texas, presso il Frost Bank Center
    31/03 – Oakland, California – Oakland Arena
    04/01 – Oakland, California Oakland Arena
    04/04 – Los Angeles, California BMO Stadium.

    Ovviamente, ASPETTIAMO CONFERME E AIUTO

  • PERCHE’ I BTS MERITAVANO L’ESONERO DAL SERVIZIO MILITARE

    PERCHE’ I BTS MERITAVANO L’ESONERO DAL SERVIZIO MILITARE

    (Come concesso ad altre figure)

    Buonsalve a tutti, oggi il Thè alla Lavanda lo lancerei volentieri nel cosmo ed i miei pantaloncini di Charizard li farei divorare da tutte le sue evoluzioni, partendo da Charmander.

    Vi parlo con qualche ora di sonno addosso (Army voi mi capirete ) ma con la mia facoltà mentale alla massima lucidità.

    Direi di partire subito con il titolo di questo articolo : “Perché i BTS meritavano l’esonero dal militare”.

    Non credo che servano presentazioni, parliamo del gruppo più famoso al mondo, nonché del motivo principale per cui molti di noi siano venuti a conoscenza della Corea del sud.

    Parliamo di ragazzi che hanno portato (e portano) alla Corea un numero inimmaginabile di soldi, così alto che probabilmente noi comuni mortali non potremmo entrarne in possesso neanche nella realtà virtuale di The Sims.

    Non vi parlerò di numeri, poichè il web gronda d’informazioni legate a quanti soldi portino a “mamma Korea” , ma vi parlerò di risultati sotto un altro punto di vista.

    Abbiamo di fronte 7 ragazzi che hanno fatto dell’eccezione un loro marchio di fabbrica, in quanto nei loro traguardi, siano sempre stati “i primi”.

    In tutto.

    I primi a rompere barriere musicali e culturali che NESSUNO prima di loro aveva anche solo toccato, i primi a creare letteralmente un mondo a parte, una loro cultura, un modo di pensare e di essere.

    I primi a raggiungere prime posizioni letteralmente ovunque, con esibizioni rimaste e che tutt’ora rimangono nella storia.

    I primi ad aver portato il loro paese da essere meta di nicchia a desiderio dei moltissimi.

    Perché, parliamoci chiaro, tondo e concisi : prima dei BTS la meta asiatica famosa per eccellenza era il Giappone, punto.

    Dal loro debutto in poi, con gli anni, la Corea è diventata “il sogno” e questo lo testimoniano i fedelissimi numeri, che non sbagliano mai.

    Si sono dati totalmente ed incondizionatamente al loro paese, portandolo ad essere non solo conosciuto, ma soprattutto amato. Paese che li ha fatti diventare politici e figure portanti della corea ,a proprio piacimento, ma che ha ritenuto “giusto” non concedergli l’esonero.

    PERCHE’ IL GOVERNO COREANO NON HA CONCESSO L’ESONERO AI BTS

    (Secondo il mio punto di vista)

    Ora concentriamoci invece su un altro punto focale di questa situazione.

    Il governo coreano.

    E’ mio modesto parere pensare che i BTS siano sempre stati poco apprezzati dal loro governo , che anzi, li abbiano sempre considerati “7 ragazzini che ballano e cantano con belle acconciature”, cosa che hanno sempre pensato di qualunque loro gruppo.

    Ma la situazione è cambiata quando quei 7 ragazzini hanno iniziato a portare soldi, fiumi di soldi.

    A quel punto gli occhi dei politici si sono illuminati e le loro tasche richiesto sempre di più.

    Hanno iniziato ad usare i BTS a loro piacimento, per qualunque tipo di scopo, dal più blando al più complesso.

    Quando il governo coreano lo richiedeva ,dovevano tramutarsi in “inviati” politici, quando non servivano più come vetrina, potevano continuare la loro attività di artisti che il governo stesso guardava con superficialità e dissenso.

    BTS durante il loro discorso tenuto alla Casa Bianca (2022)

    BTS durante il loro intervento alle Nazioni Unite (2018)

    BTS durante il loro intervento sempre alle Nazioni Unite (2021)

    Ma non c’è stato niente da fare, nonostante la legge creata dal governo per (a loro dire) permettere ai BTS fondamentalmente di richiedere proroghe su proroghe, non siamo riusciti ad ottenere il meritatissimo esonero.

    La spiegazione del governo a tutto ciò è la banalissima frase del : “tutti siamo uguali ed abbiamo gli stessi doveri”, certo, vero.

    Tutti siamo uguali.

    Sarebbe un perfetto spot pubblicitario se non fosse per un minuscolo dettaglio : Per il governo coreano, non sono tutti uguali.

    Ora, parliamo del piccolo (ed innocente) trafiletto che ho furbamente aggiunto sotto il titolone per mettervi la pulce nell’orecchio fino a quì : l’esonero per la corea esiste. E guardate pure un pò, esiste anche per la musica.

    Vi sorprende? non dovrebbe, dall’altronde conosciamo come funzioni la politica : “a te si,a te no”

    Esonerano gli artisti ,ma solamente quelli che piacciono a loro, ovviamente.

    Esattamente per quale oscuro motivo un calciatore, un musicista, meriterebbero l’esonero ed i BTS no?

    In quale misura quantificano questa scelta? :

    • Per i premi vinti? deduco non basterebbero 10 articoli per elencare tutti i loro premi.
    • Per la notorietà? i BTS credo siano conosciuti anche su Pandora , con gli Avatar impegnati nel weekend ad imparare la coreografia di “Idol” tra uno sterminio e l’altro.
    • Per la diffusone della cultura coreana nel mondo? Come detto ad inizio articolo, la corea del sud prima dei BTS era meta e sogni di pochi, quindi anche questo punto, si risolve in pochi attimi.

    Insomma, non c’è oggettivamente una spiegazione logica a queste scelte, e lo potete tranquillamente dedurre anche voi.

    E questo mi ha sinceramente dispiaciuta, e non solo da Army, ma da essere umano.

    Anche perchè , dal mio punto di vista , credo fosse palesissimo il fatto che si aspettassero l’esonero anche loro, così come noi.

    E questo si concerne da più e più frasi dette al temine degli ultimi concerti, nelle live, e durante il ritiro vi varie premiazioni, sia di gruppo che singole (come non citare Hobi che durante una premiazione esordì con un: “Noi 7 avremmo dovuto essere quì”)

    Detto ciò, io ho personalmente la mia teoria.

    Temo, e sottoscrivo “temo”, che i BTS non siano stati esonerati in quanto ottimi promotori (involontari) di una perfetta propaganda militare.

    A cosa mi riferisco? beh…le foto di Jin vestito da militare con un fucile in mano hanno fatto il giro del mondo.

    E’ stata addirittura creata un’app che comunica giorno dopo giorno tutti gli aggiornamenti inerenti al servizio militare di Jin, chiamata “The Camp“.

    Eh no, non è il campo dove Demi Lovato dedicava canzoni d’amore a Joe Jonas, ma un vero e proprio campo militaristico.

    Ora, lungi da me accusare o puntare il dito, ma tendo ad essere un’ottima osservatrice ed amo basarmi semplicemente su ciò che vedo, i famigerati “fatti”.

    Detto ciò, sono convinta che essendo il governo coreano così tutto d’un pezzo e pendente all’uguaglianza, in futuro, alla casa Bianca o all’Onu, ci manderanno sicuramente il calciatore o il musicista classico.

    Non certo il gruppo che ha inciso sulla cultura, musica ed economia che NON hanno voluto esonerare.

    Per quanto riguarda questo meraviglioso gruppo, queste immense persone e personalità, è solo un banalissimo stop, doloroso ed ingiusto ,ma solamente un “pre”, prima del loro ritorno, perchè amici miei, come precisato all’inizio, loro sono l’eccezione in tutto, e si distingueranno anche in questo, torneranno con nuova musica e faranno nuovamente la storia, ancora per moltissimi anni.

  • COSA LEGA ARMY E BTS?

    COSA LEGA ARMY E BTS?

    Ero partita dicendomi : “Ok Barbara, ora prenderai il tuo Thè alla Lavanda, la tua parlantina e ti parcheggerai davanti al computer cercando di spiegare in modo razionale questo rapporto”

    E così ho fatto : Lavanda, parlantina ,Computer. 

    E poi il blocco. 

    Tutte le mie buone intenzioni sono volate via su una Nimbus2000.

    “Come posso spiegare un rapporto del genere agli altri quando faccio fatica a spiegarlo a me stessa?”

    Poi però mi sono detta che vale davvero la pena cercare di raccontare questo legame e che lo devo ad ognuno di loro.

    Dunque, non perdiamoci in patatine e mini panzerotti e cominciamo!

    Come spiegare l’unione tra i BTS e gli Army? “facile!” penseranno alcuni di voi. “scontato” aggiungeranno altri. Il “classico rapporto fan/cantante” diranno i molti. Ebbene ,niente di più lontano da ciò. 
    E’ uno di quei legami unici, così particolari da diventare quasi impossibile da descrivere ed analizzare, ma noi, persone a cui gli indomiti cavalieri possono solamente dare una pacca sulla spalla, ci proveremo lo stesso quest’oggi.

    Quello che fondamentalmente ci lega è l’essere la stessa cosa, pur essendo persone differenti e in parti sparse dell’universo. Uniti anche se diversi, vicini anche se lontani (alcuni lontanissimi) frammenti della stessa vita destinati a coesistere. 

    Ok ok, so che detta così sembra molto Albus Silente che si rivolge ad Harry in una delle sue solite manfrine nella speranza di fargli capire che deve lasciarci le penne per salvare il mondo magico, ma è incredibilmente la verità. Quello che lega questi ragazzi ai loro Army è quell’amore puro, sincero e pieno di gratitudine.

    Ok, ora persino Potter mi sta guardando in modo un po’ strano, però si, fanno proprio quest’effetto ,sono serissima giuro.

    Le lacrime e la commozione accompagnano sempre i loro visi a fine concerto ,e sono sempre gli ultimi a salutare, non si schiodano dal palco neanche con la classica frase del “E’ PRONTO IN TAVOLAA”, niente, nada, loro rimangono fissi li, a guardarci innamorati.

    Durante gli stacchi pubblicitari delle trasmissioni in cui sono ospiti, spesso passano il tempo con noi. Ridiamo e scherziamo insieme, e lo fanno “semplicemente” per non farci annoiare.

    Sembra una motivazione banale, in realtà racchiude al suo interno una premura non indifferente.

    Ogni volta che parlano di noi diventano dei fratelli orgogliosi che si lanciano nell’elencare tutte le nostre qualità, non si limitano a dire “sono i nostri fan”, no.

    Loro ci lodano, spendono innumerevoli parole di orgoglio e amore, e il senso di protezione che hanno nei nostri confronti credo di non averlo mai provato neanche per il mio primo Game Boy con annesso Pokémon Rosso.

    Trattano i loro Army davvero come una famiglia, con tanto di cazziatoni inclusi. Noi siamo davvero parte fondamentale della loro vita e in egual modo e misura loro della nostra.

    Vivono delle nostre emozioni e noi viviamo delle loro. 

    Quindi, come nasce un rapporto così profondo e fuori dal comune? Nasce nell’esatto momento in cui ci si ritrova a sentire brividi anche in posti di cui neanche si conosceva l’esistenza per via di un testo o di una canzone, nel momento in cui si è preoccupati perché prendono un aereo, o nel caso del Leader RM in bicicletta, (cosa che comunque ci allarma perché il ragazzo è un pochino maldestro), nel momento in cui qualcuno di loro si ammala e ti ritrovi ad aspettare con ansia una notifica sulla loro salute che neanche un DPCM di Conte in tempo Covid, o semplicemente quando hai passato una giornata terribile e sai che avrai a disposizione tutto il catalogo dei RUN (Episodi di varietà con protagonisti i BTS) ad aspettarti.


    Insomma, un rapporto così profondo con loro può nascere anche solamente da una canzone, da una sensazione , un sorriso, uno sguardo o da qualunque cosa che possa lanciarsi a capofitto dentro il vostro cuore, spalancarlo e buttarsi dentro senza neanche farvi capire che diamine stia succedendo.

    C’è comprensione ,famiglia, altruismo e unione del vero sentimento legato all’amore.

  • Marianna Baroli : Conosciamo meglio chi ha contribuito ad aprire le porte al giornalismo sul K-Pop in Italia

    Marianna Baroli : Conosciamo meglio chi ha contribuito ad  aprire le porte al giornalismo sul K-Pop in Italia

    Ringrazio Marianna Baroli per essere stata una piacevolissima compagnia in questa intervista!

    A: “Ciao Marianna, è un piacere poter intervistare colei che ha spianato la strada a noi amanti del K-pop, soprattutto nel giornalismo sul K-Pop!”
    M: “Grazie mille, sei una delle poche che lo dice.”
    A: “E lo confermo! Sei di grande ispirazione per chi conosce questo mondo o per chi coltiva il sogno di fare la giornalista.”
    M: “Ah! Davvero?”
    A: “Sì sì!”
    M: “Sono contenta.”
    A: “Allora, sei quella che ‘scrive del K-pop’ per i nuovi ‘arrivati’, ma dietro al tuo nome c’è un mondo. Come ti destreggi tra politica e K-Pop?”
    M: “Sai, paradossalmente alcune dinamiche sono identiche a quelle della politica perché hai la stessa velocità, sempre pronta con le domande, sempre sul pezzo, devi sapere tutto. Quindi è molto simile, però nel complesso sono contenta, anche se all’inizio non è stato semplice.”

    A: “Credo di saper a cosa ti riferisci. Partendo dal presupposto che trovo tutto ciò molto ingiusto, secondo te come mai hai trovato questi ostacoli nel tuo lavoro?

    M: “Non lo so, io negli anni mi sono motivata alcune situazioni da me vissute pensando che il ‘problema’ fosse il fatto che nonostante la mia giovane età , io mi trovassi a gestire determinate cose e che questo potesse aver dato fastidio. Una delle cose che capitava mi dicessero è: ‘Mi rubi gli Idols‘.”
    A: “‘Mi rubi gli Idols‘… intesa come intervista?”
    M: “Anche come personaggio, della serie: ‘sei giovane e quindi non si sa mai ,mi porti via il mio beniamino’. Inutile spiegare che il lavoro e l’essere fan siano due cose completamente diverse. Mi è capitato di avere problemi con alcuni Fandom, e questo mi spiace molto.”
    A: “In veste di Army ,parlando del mio fandom, posso confermare che siamo una potenza allucinante: se gli Army decidessero di spostare Parigi, gli Army sposterebbero Parigi. Mi dispiace pensare che questa “potenza” possa essere utilizzata in modo negativo.
    M: “Sì, esatto, è stato difficile proprio per questo, è il mio lavoro e sono andata avanti ugualmente, ma è stato difficile.”
    A: “A me capita di leggere cose molto carine su di te, come mi è capitato di vederne altre meno piacevoli, dove si arriva addirittura a dire che tu sia una persona che ‘se la tiri’. Io personalmente ho avuto l’occasione di vederti varie volte e mi è capitato di aver pensato l’esatto opposto. Detto con estrema sincerità.”

    M: “Se c’è una cosa che non faccio, è proprio tirarmela, anche perché non ne avrei motivo. Alla fine, è vero; sto sveglia la notte, mi faccio il mazzo, ma è anche tanta fortuna. Cioè, sono stata la prima a chiedere e lottare per il K-pop, per carità ho insistito tanto, però una sana dose di fortuna e le persone che credono in te le devi trovare. Però ripeto, quando mi dicono: ‘te la tiri, sembri antipatica, non dai pareri obiettivi’, è ingiusto. Io ho studiato per fare la giornalista, so che devo essere sempre obiettiva. Lo sono anche con i BTS. Poi ovviamente, prima del concerto sono iper obiettiva perché sono lì come giornalista. Durante il concerto sono da sola, quindi è ovvio che mi metta a urlare come una pazza.”
    A: “E come darti torto, lo farebbe chiunque.”
    M: “Però boh, sarò onesta, ma anzi, sono troppo modesta a volte.”
    A: “La prima volta che ti ho vista, eravamo al cinema, tu eri dietro di noi. Mi ricordo che quando ti ho salutata ho chiesto alla ragazza dietro di me se fossi Marianna Baroli, ad una sua risposta affermativa sono rimasta parecchio interdetta. Non so cosa immaginavo, sai? Magari un tappeto rosso steso ad ogni tuo passo, ed invece ti ho vista a goderti il concerto con altri Army, in totale semplicità. Ed è lì che mi hai profondamente incuriosita!”
    M: “Sai, sono tanti anni che faccio questo lavoro, ho intervistato politici, girato mezzo mondo e non ho mai sentito la necessità di comportarmi in un modo diverso da quello che sono, ed io sono quella che hai visto tu al concerto.”

    A: “Questo lavoro imporrà sicuramente degli orari molto particolari, io con il blog e le pagine ormai dormo quando capita.”
    M: “Verissimo, ieri mattina sono andata a dormire tipo alle 5.00 e mi sono svegliata alle 9.00 per venire in ufficio. Quindi sai… è comunque pesante. Per questo consiglio a chi voglia fare questa vita di esserne realmente convinto, perché ci sono anche molti sacrifici di cui tener conto, dico sempre: fatelo, però dovete star svegli la notte. Loro lavorano con quell’orario lì. Tu da mezzanotte alle 5 lavori. Infatti quando mi capita di andare in Corea, non ho problemi col fuso. Al contrario, ad esempio, di mia sorella che quando partiamo i primi tre giorni trema, si sente male. Io sono fresca come una rosa (ride).”

    A: “Dici che riusciremo a portare più concerti K-Pop in Italia?”

    M: “Secondo me non tanti ,anche perché è più complicato di quello che sembra. Per carità sarebbe bellissimo, ma l’Europa viene ancora vista come un posto in cui fare promozione vale la pena, si, ma fino ad un certo punto.
    A: “Questo purtroppo, da grande fan del K-Pop, l’ho notato”

    M: “E non è tanto per la richiesta , perché per i concerti c’è una richiesta folle, quanto più per l’enorme dispendio economico che ci sarebbe nel muovere gli artisti, perché il loro entourage è immenso”

    A :” Ma toglimi una curiosità: gli artisti parlano solamente coreano con te?”
    M: “Anche in inglese, alcuni parlano benissimo inglese”
    A: “Ah si? Meno male, questa è una grandissima fortuna”
    M:” Spesso capita che sia l’artista a non voler parlare inglese”
    A: “Come mai? Si sentono forse più sicuri con il Coreano?”
    M: “Si assolutamente, vanno anche più in fretta, sono più sereni. Però ad esempio ,quando la gente mi scrive “sei imprecisa, durante i live tweeting “, io cerco di spiegare sempre quanto sia complesso.

    A: “Le persone che ti seguono per avere le traduzione ti dicono che sei imprecisa?”

    M: “I live tweeting sono in coreano tradotti, io sento la traduzione inglese sopra, ma sento sotto anche il coreano, quindi non è così semplice, contando che devo anche scrivere sia in Inglese che in Italiano. Ogni tanto mi scuso per qualche eventuale imprecisione, ma anche volendo, non è colpa mia. Anche se poi mi vengono i sensi di colpa e penso “ho scritto in aramaico”, ma sto scrivendo alle 5 del mattino, in una lingua che non è la mia, per carità parlo tantissimo inglese eccetera, però è una lingua che non è la mia, quindi ecco, non sempre è semplice.
    A: “Sinceramente trovo assurdo che alcune persone siano così minuziose con il tuo operato, in quanto poi alla fine ne usufruiscono anche loro. E poi parliamo di una cosa molto complessa da fare con i vari artisti.”
    M: “È proprio complicato, le conferenze stampa poi, sono complicatissime. Ma ormai ci ho preso la mano”

    CONCERTO DEI BTS A BUSAN

    A: “So che tu sei stata al concerto dei BTS a Busan, ti va di raccontarmi qualcosa?”

    M: “Ricevo questa telefonata e dicono ‘ci sono due biglietti dalla Hybe per te, li vuoi? Però devi avere la certezza di andare’. Panico. Perché comunque non avevo giorni a lavoro. O meglio, li avevo ma divisi. Quindi avevo due giorni, poi avevo due giorni di lavoro e poi altri due giorni. Quindi ho iniziato a chiamare i miei colleghi come una pazza: ‘Ragazzi, vi prego, cambiamoci i giorni!”!
    A: “Posso sentire il panico di quel momento! sei riuscita a prendere ferie?”
    M: “Mi hanno detto tutti di prendermi ferie e rimanere li anche per 10 giorni, ma alla fine ho deciso meno. Vado a Roma, c’è la festa dell’ambasciata, ritiro i biglietti il giorno dopo. Ti giuro, ho fatto tutto il viaggio in treno con le lacrime, guardando i biglietti. Arrivata a casa, parlo ai miei genitori di questa grossa occasione e loro mi consigliano di andare e non perdermela. Ma io non ero ancora convinta, mi dico : “Brucio tutti i soldi messi da parte”. Guardavo i biglietti mentre lavoravo, poi guardavo i prezzi dei voli e mi dicevo ‘Marianna per favore ricollega il cervello, non puoi’”. Poi in realtà l’ho detto ad una delle mie migliori amiche e mi ha consigliato di andare e soprattutto per l’origine dell’invito. Al che ho iniziato a pensare che, in effetti ,i Coreani tendono ad offendersi se si rifiuta un invito. Letteralmente il giorno in cui apriva il check-in, avevo preso i biglietti. E’ stata una botta di testa vero, me ne è valsa la pena. Lo rifarei anche domani.


    A: “Ma domandona che potrebbe causarti mille problemi , nasci Army o nasci in altre tipologie di fandom?
    M: “Allora.. io nasco strana , perché inizialmente ascoltavo le canzoni di artisti Coreani senza conoscere quel mondo , un po’ come feci con “Fake Love” dei BTS. Una volta che ho scoperto fossero un gruppo Coreano mi sono ricollegata al fatto che ascoltassi anche i 2PM, i Got7 però senza sapere che fossero coreani, era un po’ così… Però si, nasco Army.”



    A: “Ma quindi l’intervista che più vorresti fare? Se dovessi scegliere così su due piedi”
    M: “Gdragon, perché per me è lui che ha iniziato tutto. Sarei curiosa di parlare con lui di tutto, quello che lui vede e percepisce anche attraverso la moda e non solamente la musica.”

    A: “Hai una metodologia per intervistare? Una linea da seguire?”

    M:” Allora, rimango sempre molto professionale ma cerco di metterli a proprio agio, la butto giù sempre un po’ della serie “sono molto più vecchia di voi, tranquilli” ,di alcuni potrei essere letteralmente la madre quindi ogni tanto gli dico proprio “tranquilli voi dite quello che volete, poi filtro io il tutto” e questo secondo me un pochettino li aiuta a sentirsi a proprio agio.
    A:” Domandona : riesci a parlare di situazioni scomode con gli Idol?”
    M:”Alcuni si, altri dipende dalle agenzie in realtà, da quanto sono controllati, ovvero chi è presente con loro durante l’intervista. Quello fa tanto. Se c’è proprio il manager tendono a sbilanciarsi un po’ di più perché sanno che poi il manager li filtra, se non c’è nessuno si irrigidiscono un pochino.”



    A: “Ma dimmi la verità, con i BTS non c’è stato una possibilità d’intervistarli?”
    M: “Con i BTS ci sono state un un paio di occasioni sfiorate, ma finché non è l’agenzia a dare la conferma dell’intervista difficilmente va a buon fine, per quanto possano essere interessati, quando si esprimono con : “Potrebbe essere, siamo interessati, valutiamo” io lo prendo come un “no”, poi magari mi dicono di si eh, però tendo a non volermi illudere, questo in generale”

    A:”E’ mai successo invece che qualche tua intervista non venisse pubblicata?”
    M:”Con Jae dei Day6 ,un’intervista molto bella, solo che purtroppo non è uscita
    perché lui ha rilasciato l’intervista a me e dopo 4 giorni ha lasciato i Day6. E quindi sai, io non potevo pubblicare l’intervista in cui lui diceva “i Day6 sono la mia famiglia”.
    A: “Si, sarebbe stato fuori luogo presumo (risate)”
    M: “Esatto! Mi ha mandato un messaggio, mi ha scritto “scusate”, ha deciso all’ultimo.
    A: “Va be ma sarà successo qualcosa”
    M: “Si… era esausto, quando io l’ho intervistato mi sono un po’ accorta che era esausto. Secondo me si sta leggermente riprendendo ora.
    A: “La famigerata “parte oscura del K-pop”
    M:”Quando ho intervistato Young K dei Day6 è stato tenerissimo perché era la terza intervista che facevo ,avevo fatto già due interviste con i Day6 e una da solo. Questa era da sola con lui. Mi videochiama ed era visibilmente stanchissimo, probabilmente per le numerosissime schedule, una dietro l’altra, e l’intervista era inserita in quella mezz’ora che avevano calcolato nel tragitto tra la radio e l’agenzia dove però aveva un’altra intervista. Lui povero non ce la faceva neanche a tenere gli occhi aperti. Ad ad un certo punto gli ho detto “guarda, abbiamo già parlato 1700 volte, ormai ti conosco, tagliamo l’intervista a 10 minuti, dormi per il resto del tempo”.
    Ti giuro che ha continuato a mandarmi messaggi ringraziandomi fino a quando non si è arruolato e mi ha scritto “Grazie nuna, ci sentiamo al mio ritorno”.. e queste sono le cose che mi rendono felice.
    A: “E’ un episodio davvero bellissimo”


    A: “Tu hai indubbiamente una vita frenetica!”
    M: “Si, e sono spesso al telefono, e questo mi dispiace perché posso sembrare maleducata, però il problema è che se non rispondo immediatamente perdo molte opportunità lavorative. Anche con il sonno ho un rapporto travagliato,ad esempio una volta ero andata a dormire e mi sono persa il comeback di Kai. Quindi mi sono detta che non avrei più dormito mai più (ride)”


    A: “Dimmi la verità : ma parlare con gli Idol è una cosa che tende ad imbarazzarti un pochino o vai spedita?”
    M: “Allora, io sono una che è sempre stata dietro le quinte, quindi un pochino tendo ad imbarazzarmi anche solo quando le persone mi ringraziano. Sono sempre stata abituata ad essere quella che lavorava tanto, usciva il mio nome sul giornale ma alla fine nessuno sapeva chi fossi tranne gli addetti al lavoro”
    A: “Adesso diciamo che sei più esposta fondamentalmente”
    M: “Si, sono più esposta, e quindi a volte chiedo a mia sorella o alle mie amiche “ma lo posto? Posto questa foto? Secondo voi la metto questa cosa?”
    A: “Hai paura di essere giudicata male semplicemente perché svolgi il tuo lavoro”
    M: “Si, esatto. Mi viene l’ansia. Anche perché i fandom sono attentissimi ai dettagli, non gli sfugge mezzo errore e soprattutto, difficilmente perdonano un errore.”


    A:” Sei felice di quello che fai?”
    M: “Si, sono contenta. Ogni tanto vivo con il terrore di sbagliare, di dare “fastidio” a qualcuno”
    A: “Ma tu parli di persone, non di Idol”
    M: “No certo, persone in generale. Con gli Idol non ho mai avuto problemi, nessuno si è mai lamentato di quello che ho scritto, di come mi comporto, tutte le agenzie mi ringraziano”
    A: “probabilmente è questo che da fastidio ad alcune persone”
    M: “Si probabilmente si. Nessuno si è mai lamentato. Dipende tanto anche da come ci si pone, sono degli esseri umani, e prima di ogni cosa, vanno trattati come tali.”

    A: “Secondo te il “fenomeno Corea”, quando i BTS saranno tutti al militare, tenderà a fermarsi o continuerà la sua ascesa? Abbiamo tanti Idol e attori che frequentano la Fashion Week
    M: “Tutto dipende dai BTS. Loro sono quelli che hanno riscritto tutto, non c’è niente da fare. Sono certa al 100% che tutto sia nelle loro mani.”

    A: “Siamo giunti al termine, anche se io vorrei ancora chiacchierare con te, ma abbiamo decisamente dato (risata)”
    M: “Anche a me, io ho parlato di tutto e di più! Comunque sentiamoci ancora se vuoi, o vediamoci”
    A: “Volentieri, a me ha fatto un sacco piacere, alla prossima”

    In conclusione credo che sia proprio lì, nella semplicità e autenticità, che possiamo trovare la vera bellezza delle persone. E Marianna Baroli è proprio così, senza fronzoli o falsità, sempre se stessa. È con questa autenticità che riesce a farsi strada nel mondo del giornalismo e che le permette di connettersi con le persone. Ecco perché è così apprezzata dai suoi lettori che dai fan del K-pop. La coerenza e l’onestà sono qualità che vanno al di là delle apparenze, ed è bello sapere che ci siano persone che rimangono fedeli a se stesse non importa quanto successo abbiano raggiunto.

    Marianna in veste Cartoon grazie alla nostra Claudia!

  • “Puoi mostrarmi il tuo dolore” : recensione di un healing Drama

    “Puoi mostrarmi il tuo dolore” :  recensione di un healing Drama

    “Si potrebbe dire che il mare è uguale ovunque…”
    “No, non è così. Diventa un posto speciale quando si crea un ricordo.”
    – Hometown Cha Cha Cha

    *Attenzione, l’articolo contiene spoiler*

    Salve a tutti e ben tornati nel nostro angolino felice dedicato al mondo dei Drama! Quest’oggi ho deciso di fare la brava e di farvi lasciare i fazzolettini nel cassetto (forse), per cui pronti a sfoderare un bel sorriso e a lasciarvi trasportare dalle onde di Pohang (la meravigliosa location in cui è stata girata la nostra storia).

    Prima di tutto, mettetevi comodi e fatevi abbracciare dal ritmo cantilenante e rilassante dalla colonna sonora, che, come sempre, vi consiglio di ascoltare per affrontare al meglio questa nuova lettura!

    “Gongjin ti ha salvato. Finalmente capisco. Capisco perché ti piace tanto Gongjin. Perchè vuoi così bene a questa piccola città costiera che non sembra altro che ordinaria.”

    Non potrei trovare espressione più adatta di “Comfort Zone” per definire Hometown Cha Cha Cha. Dolce e zuccheroso, una piccola coccola per l’anima, che riesce a trasportarci in un’atmosfera distesa, ma allo stesso tempo dona alcuni spunti di riflessione e di autoanalisi interessanti.

    Yoon Hye-Jin (interpretata da una raggiante Shin Min-A), decide di abbandonare la vita frenetica della città per aprirsi una clinica dentistica tutta sua a Gongjin, un tranquillo villaggio sul mare. Il suo essere estremamente indipendente e riservata, si scontrerà con la realtà della nuova cittadina, in cui tutti sembrano condividere le giornate all’unisono. Approcciandosi per la prima volta ad una realtà come quella di Gongjin, Hye-Jin incontrerà Hong Du-Sik (un Kim Seon-Ho dal sorriso magnetico), chiamato da tutti Capo Hong, proprio per essere considerato una specie di capo villaggio, il ragazzo d’oro tutto fare che gestisce tantissime attività e lavoretti.

    I protagonisti, inizialmente, sembrano non trovare modo di andare d’accordo. Nonostante la chimica fra loro sia palpabile, i loro caratteri sono troppo diversi: Hye-Jin è una donna razionale e raffinata, che ama la sua indipendenza e fare shopping; Du-Sik è un uomo empatico e gentile, è disoccupato se non per i vari mestieri, rigorosamente pagati con salario minimo, di cui si occupa per aiutare gli altri, ama fare surf e godersi la tranquillità e la compagnia degli altri membri del villaggio.

    Spaesata e non abituata a vivere in un ambiente in cui tutti fanno parte di un’unica e grande famiglia, Hye-Jin si farà aiutare da Du-Sik a farsi accettare dagli altri e a calarsi perfettamente nel ruolo di cittadina modello. Non è facile per lei abbandonarsi a questo nuovo stile di vita, ma ben presto capisce che le cose più semplici e quotidiane possono essere una vera e grande fonte di felicità.

    “Lasciati andare e senti. Incontrerai sempre situazioni impreviste nella vita. Anche se usi l’ombrello finirai per inzupparti. Alza le mani e dai il benvenuto alla pioggia.”

    Durante alcuni flashback, veniamo a conoscenza che i due sembrino essere destinati ad incontrarsi, in quanto già più volte, in passato, le loro strade si sono incrociate, come legate da un sottile filo rosso. Inutile forzarsi a resistere quindi, la giovane dentista sarà la prima ad aprire il suo cuore, trovando subito la dolce conferma di Du-Sik.

    Nonostante l’inizio idilliaco, Du-Sik, che nasconde un passato molto doloroso, continua a tormentarsi…gli incubi non lo abbandonano e sente di non meritare la gioia e la spensieratezza che sta vivendo. Un’anima sensibile e incrinata dal peso dei lutti, dei quali ripetutamente si incolpa, un peso nel cuore che non gli permette di lasciarsi andare totalmente. Hye-Jin lo aiuterà ad affrontare i fantasmi del suo passato e a fargli superare i sensi di colpa, sostenendolo e dandogli il tempo necessario per aprirsi.

    “E’ bello vederti sorridere. Continua a sorridere. Non pensare due volte se sorridere o essere felice. Non pensarci troppo. Sorridi e basta.”

    Indiscussa protagonista del Drama è proprio la cittadina di Gongjin, che, con i suoi scorci mozzafiato, fa da sfondo a numerose storie di vita che si intrecciano, cullandoci in un dolce mare di tepore e tranquillità, come solo un paesino alla Miyazaki saprebbe fare.

    Sebbene sia la storia principale, la vita dei due protagonisti non è la sola a tenerci compagnia. Tutti gli altri cittadini affrontano problemi e percorsi di crescita, chiudendo a loro volta un arco narrativo. Nonostante i vari trascorsi dei personaggi, la parola chiave per affrontare i problemi sembra essere una sola: farlo insieme!

    “Du-sik, mangia qualcosa. Non importa quanto sia dura la vita, bisogna comunque mangiare. Fin da bambino, hai sempre avuto un cuore spezzato, e l’unica cosa che potevo fare era cucinarti da mangiare. Hai mangiato il mio cibo e sei diventato alto. Non hai idea di quanto fossi fiera di te. Du-sik, ricordi cosa mi hai detto? “La cosa migliore che un genitore può fare per il proprio figlio è restare in salute.” È lo stesso per i genitori. Ci si spezza il cuore quando i nostri figli soffrono. Du-sik, sei mio figlio e anche mio nipote. Non dimenticarlo mai. Du-sik, la gente dovrebbe vivere in mezzo agli altri. La vita può sembrarti un peso, a volte, ma se scegli di stare tra gli altri, proprio come tu hai fatto per me, qualcuno ti porterà in spalla. Perciò Du-sik, smettila di rinchiuderti in casa, mangia il cibo che ho preparato e vieni a trovarci.”

    In fondo, il messaggio che questo Drama vuole trasmetterci è proprio nella lettera della Sig.ra Gam-ri (interpretata dalla talentuosissima Kim Young-ok), una dolcissima nonnetta che si occupa da sempre di Du-Sik: esserci gli uni per altri, tendere la mano a chi può avere bisogno e non aver paura di chiedere aiuto. Quello che più conta è cercare di godersi le piccole gioie, con l’affetto dei propri cari e l’amore di ciò che ci circonda.

    Una storia leggera, che poi tanto leggera non è, si pone l’obiettivo di farci apprezzare la cosa più preziosa che abbiamo, la nostra vita, che per quanto ordinaria o semplice possa sembrare, può rivelarsi davvero straordinaria, soprattutto se riusciamo a circondarci delle persone giuste…del resto, come ci insegna Into the wild, “la felicità è autentica solo se condivisa.”

    Spero che l’articolo vi sia piaciuto, alla prossima avventura!

  • Recensione onesta (di nuovo) del secondo singolo “3D” di Jungkook dei BTS

    Recensione onesta (di nuovo) del secondo singolo “3D” di Jungkook dei BTS

    – “Arieccomi, sono sempre io, la vostra sirena preferita che vi scrive da uno scoglio sorseggiando il suo Thè alla Lavanda!”-

    Normalmente, ho la tendenza a non recensire ogni singolo pezzo ma piuttosto concentrarmi sull’album nel suo complesso e poi commentarlo successivamente. Tuttavia, qui abbiamo un importante pezzo mancante: l’album stesso. E avrei potuto semplicemente girare lo sguardo e fingere di essere estremamente interessata al soffitto come un Jungkook qualsiasi quando si tratta di parlare al microfono. Ma ho riflettuto sul fatto che, inconsciamente, avessi molto da dire su questo pezzo.

    CANZONE

    Vi devo dire…vi devo dire…che musicalmente il pezzo in sé mi piace, e anche molto. Ha una metrica interessante, un sound accattivante e ho apprezzato anche l’atteggiamento vocale con cui JK abbia voluto approcciarsi al singolo. Però ho una critica (non sarà l’unica, ve lo dico subito) e un problema, con questi maledetti featuring, che invece di innalzare il brano, lo affossano. Ora, dico io, ma era necessario affiancargli questo Jack Harlow? No, perché l’utilità di questa persona è stata pressoché inesistente se non quella di portare a pensare: “Ma questo quando finisce di dire minchiate così torniamo su JK?”. Insomma, non propriamente ciò che ci si aspetterebbe da un featuring. Anche perché, tu persona X, hai la possibilità di far rappare Jungkook e te la lasci sfuggire sapendo quanto sia estremamente portato anche in questo? Mossa decisamente poco furba (anche se visto quello che sarebbe dovuto andare a rappare, forse è meglio così)

    Cioè…che gli volete dire?!

    VIDEO

    Personalmente ho trovato il video molto semplice, ma efficace, con delle vibrazioni anni 2000 che creano un bel contrasto con la personalità molto moderna ed attuale di Jungkook. Certo, a un certo punto mi aspettavo che uscissero i Backstreet Boys a braccetto con le Spice Girls, ma tutto sommato l’ho trovato piacevole e ben fatto. Sì, lo so che state tutti aspettando un commento sull’outfit di Jk in bianco con gli addominali in bella vista, ma io faccio il gnorri come Tae, e quindi mi spiace, ma non ho visto nessun BTS mezzo nudo in questo video.

    L’acqua che esce dai tombini ed è subito “Step Up

    TESTO

    Eccallà. Siamo arrivati ai Dissennatori. Gli siamo entrati direttamente dentro Azkaban, e senza bacchetta magica. Come faccio ad esprimermi su questo testo senza risultare ripetitiva in ciò che dirò? È terribile. Semplicemente terribile. Sono dell’idea che si possano fare testi semplici e leggeri senza cadere nella banalità più totale, questo invece risulta infantile ed insignificante, sembra scritto da un quindicenne che ha appena preso una cotta per il capo delle cheerleaders. Ecco, esiste una situazione più banale? No. L’effetto sorpresa funziona una volta sola, ed aveva funzionato alla perfezione con “Seven“, che per quanto controverso ed al centro di mille polemiche, aveva svolto egregiamente il suo lavoro: far parlare di sé. Quindi ritrovarsi nuovamente di fronte una canzone che affronta le stesse identiche tematiche nello stesso identico modo, ecco, risulta un po’ pesante. Ma non tanto le varie allusioni sessuali, quanto proprio la dinamica della canzone stessa, questa banalità che aleggia nel testo come il fantasma dei natali passati attorno allo scorbutico Scrooge. Solitamente cito sempre il verso che più mi è piaciuto ma sinceramente, in questo caso, lascerei anche stare.

    IN CONCLUSIONE

    Riflessioni sulla musica e gusti personali

    Devo ammettere che questa canzone mi ha conquistato ancora di più rispetto a “Seven“, la sto ascoltando ininterrottamente da stamattina. Tuttavia, prima di salutarci, facciamo un attimo una piccola riflessione personale insieme. Come menzionato nel mio precedente articolo, ciascuno dei membri sta esplorando le proprie preferenze musicali. È evidente che il repertorio musicale di Jungkook abbracci con particolare apprezzamento anche questo tipo di musica americana. Che ci piaccia o no, dobbiamo riconoscere anche questo aspetto della sua espressione musicale. Ci tocca, insomma. E finché si tratta di un “esperimento” legato al voler testare più generi musicali e avvicinarsi al mercato americano che tanto detesto, posso capire. Ma onestamente mi spiace che Jungkook sfrutti solo il 5% del suo potenziale e che passi solo questo di lui. Ma sappiamo bene che questo Album sarà gestito praticamente in America e di conseguenza assorbirà inevitabilmente delle vibes che non coincidono con quello a cui siamo abituati normalmente. La mia speranza è che l’Album possa contenere anche pezzi differenti, ma non mi stupirei del contrario perché compreso, appunto, che JK ora voglia spaziare in questo stile. E probabilmente è anche giusto lasciarglielo fare, come hanno fatto anche gli altri membri in fin dei conti. In ogni caso, prima di esprimermi a 360° su questa questione, preferisco attendere l’album per avere tra le mani il progetto completo e poter comprendere maggiormente l’idea e la visione della nostra peste preferita. Mr. JK.

    Ci risentiamo ad Album partorito,

    Ariel

  • “Layover” : un meraviglioso frammento dell’anima di V dei BTS

    “Layover” : un meraviglioso frammento dell’anima di V dei BTS

    Sono sempre Ariel, la vostra sirena preferita che vi scrive da uno scoglio, sorseggiando Thè alla Lavanda con l’immancabile maglietta di Charizard.

    LA VOCE DI TAE

    Viste le premesse trovo impossibile recensire la musica di Tae senza prima accennare qualcosa sulla sua voce. E’ come un percorso di degustazione di vini : per apprezzarlo devi conoscere le sfumature che accompagnano le fragranze, il racconto della poesia che racchiudono, il modo in cui decantano la loro arte.

    Perché mi guardate così? che avete contro l’esempio del vino?

    Ma torniamo alla voce di Tae, se dovessi attribuire una terminologia a quella meraviglia che si ritrova in gola quel ragazzo, molto probabilmente citerei del velluto blu, puro, purissimo. Le sue sfumature calde, avvolgenti e piene hanno il potere di non permettere all’ascoltatore di distogliere l’attenzione da nessun tipo di canzone, ad esempio : nonostante il Jazz sia uno stile che amo ma che sinceramente tende a farmi distrarre dal brano che sto ascoltando in tempi relativamente brevi, ciò non accade con la musica Jazz di Tae. Si è letteralmente rapiti da ogni singolo secondo dei brani di questo album, è una sorta di “canto delle sirene”, benefico però. Insomma, è uno di quei casi dove qualunque tipo di brano assume subito una forma d’arte, perché la voce di questo ragazzo è arte in tutte le sue forme e note. Con il suo registro vocale, anche un singolo delle New Jeans risulterebbe pieno di colori e sfumature. (Ops….vedete che non ho i filtri istallati? maledizione)

    SLOW DANCING

    Letteralmente un’ode al romanticismo, questo brano vaga tra la dolcezza e la malinconia, chiedendosi se esista ancora del tempo per poter consumare un amore a cui abbiamo tenuto così tanto. Non è necessario immergersi nella canzone, è la canzone stessa che ha il potere di vagare nell’anima di chi l’ascolta.

    Era giunto il momento di chiarire le cose
    Dammi un minuto se non è troppo tardi

    Video

    L’atmosfera viene esaltata da un video che riesce a rendere il brano perfettamente “visibile” e concreto nelle sue emozioni così forti e vive, vediamo un Tae spensierato ma anche un Tae che guarda le cose dalla prospettiva esterna dell’osservatore, viaggiando attraverso le sue emozioni. Ho letto che il video sia stato trovato “strano” da alcune persone, per quanto mi riguarda è perfettamente in stile Tae, l’ho amato.

    Con tanto di coreografia!

    LAYOVER : OPINIONE A CALDO

    • LOVE ME AGAIN” : Parto con quella che è a tutti gli effetti la mia canzone preferita dell’album. Intima e conflittuale, “Love me Again” si rivolge direttamente alla persona che decide di chiudere un rapporto amoroso, un dialogo continuo nel quale un Tae sofferente dichiara il proprio amore incondizionato.

    Vorrei mi amassi di nuovo

    No, non voglio nessun altro

    Vorrei che potessi amarmi di nuovo, di nuovo

    • RAINY DAYS” : Ahhh, quel delicato piano iniziale ed il ritornello che arriva accompagnato dalla voce quasi sussurrata di Tae è goduria alla stato puro. Nella seconda parte della canzone arriva anche un leggero rap che, incredibilmente, so sposa alla perfezione con l’atmosfera jazz del pezzo. Come sia possibile? Magic Tae.

    Giorni di pioggia

    Sto pensando a te, a cosa dire

    Vorrei sapere come ritrovare la strada

    • BLUE” : Chiariamo : questa canzone va ascoltata rigorosamente al mare, con tanto di onde che vanno ad infrangersi contro le rocce ed il vociferare lontano delle persone, il mood dev’essere quello, assolutamente. Brano R&B ma con una musicalità moderna che lo rendo attualissimo e di grande impatto.

    E se te lo mostrassi e rendessi tutto nuovo?

    • FOR US” : Particolarissima, si apre con un tono vocale acuto che coglie impreparati e che si alterna con la calda voce di Tae, rendendo il brano pieno di mistero e profondità. Innamoratissima di questo singolo.

    Adesso sono in California
    Ti sto ancora aspettando
    Cambierai idea?

    In conclusione parliamo di un Album dove regna sovrana l’anima di Tae, dove possiamo osservarla più da vicino, in tutte le sue gradazioni d’intensità e d’emozione. Il jazz, il vintage e l’R&B adornano solamente questi pezzi, ognuno di loro ha una sua dimensione e particolarità stilistica talmente grande da risultare complessa da etichettare in qualsiasi modo. Trasportano l’ascoltatore su un altro pianeta dove regnano sovrani l’amore, la nostalgia, il relax e il sushi a volontà.

    E tra cancellazioni, ripensamenti, spoiler fake e quant’altro, abbiamo dovuto attenderlo molto questo album, era più vicino George R.Martin a finire i libri di Game Of Thrones per intenderci, ma alla fine, l’attesa è valsa davvero la pena.

    Questo album è una rarità, soprattutto al giorno d’oggi.

  • “Quell’estate era nostra” : recensione del Drama che guarda con nostalgia al primo amore

    “Quell’estate era nostra” : recensione del Drama che guarda con nostalgia al primo amore

    “Che fosse per la corse o perché ero emozionata, ero senza fiato. Il vento faceva frusciare le foglie verdi. Eravamo nel pieno dell’estate.” – Venticinque e ventuno.

    *Attenzione, l’articolo contiene spoiler*

    Ciao a tutti, sono Lucrezia! Vorrei ringraziare Ariel per avermi dato l’occasione di potervi parlare della mia grande passione per la Corea in questo blog. Da fedele KDrama addicted, vorrei portarvi con me alla scoperta di tutte le avventure che stanno accompagnando le mie giornate. Agosto è appena finito, non che la cosa turbi la mia anima invernale, anzi, ma vorrei cogliere l’occasione per raccontarvi una storia che parte proprio da qui, dall’estate, la stagione del batticuore per eccellenza! Sole, mare, vento e tramonti, la cornice perfetta per ogni storia d’amore ideale…o almeno è questo che siamo soliti immaginare.

    Il Drama di cui vorrei parlarvi oggi, affronta la tematica del primo amore. Dolce, imprevedibile, struggente, come dimenticare le nostre prime palpitazioni?

    Ma prima, un piccolo consiglio! Se volete davvero entrare nell’atmosfera di questo Drama meraviglioso, vi lascio qualcosa per potervi immergere e lasciarvi cullare durante la lettura!

    Non è semplice descrivere tutte le sensazioni che ho provato durante la visione, sicuramente posso dirvi che è una storia che mi ha toccato cuore e anima, una storia in cui il protagonista è l’amore in tutte le sue forme: quello fra madre e figlia, quello per gli amici, quello per lo sport e per il duro lavoro, quello per i sogni e quello per cui puoi struggerti e al tempo stesso toccare il cielo con un dito.

    In Venticinque e ventuno, i protagonisti si ritrovano a dover fare i conti con la realtà, che non sempre ci permette di avere il lieto fine che vorremmo…ma partiamo dal principio.

    Ci troviamo a fine anni 90, periodo in cui l’Asia affrontò una dura crisi finanziaria.

    Baek Yi-jin, interpretato da un fantastico Nam Joo-hyuk, è figlio di un industriale caduto in disgrazia, sognava di lavorare alla Nasa, ma si ritrova catapultato in un mondo che ora lo considera soltanto un fallimento. Decide di trasferirsi a Seoul e di rimboccarsi le maniche per potersi rifare una vita.

    Na Hee-do, ruolo ricoperto dalla talentuosissima Kim Tae-ri, vive con la madre, una famosa giornalista televisiva che ha sempre messo la carriera al primo posto. La morte del padre, avvenuta quando lei era ancora piccola, ha fatto sì che il rapporto fra le due si incrinasse inevitabilmente. Na Hee-do desidera diventare la più famosa tiratrice di scherma della Corea e di gareggiare nelle nazionali, spinta dalla volontà di rendere fiero l’ormai defunto padre, che la introdusse a questo sport quando era bambina.

    I destini dei due ragazzi si incrociano una mattina d’estate e le loro vite non saranno più le stesse. La storia ci viene narrata sotto forma di flashback: è il 2021 e Kim Min-chae, figlia di Na Hee-do, trova dei vecchi diari della madre che raccontano le vicende della sua adolescenza e della meravigliosa estate in cui tutto è cominciato.

    I protagonisti si conoscono per caso, quando una mattina lui comincia a lavorare come fattorino dei giornali e si incontrano di nuovo nell’altro suo impiego in fumetteria, luogo che la ragazza frequenta assiduamente. Quella che all’inizio sembrava una semplice conoscenza, diventa qualcosa di molto più profondo. Lui strappato troppo presto dal mondo spensierato della giovinezza e costretto a crescere in fretta, lei privata del sostegno dei genitori e un sogno da realizzare da sola che sembra irraggiungibile.

    B. “Mi piace la tua incoscienza. Guardarti mi ricorda me stesso, sei come me a diciotto anni.” N. “Vuoi tornare indietro nel tempo?” B. “Disperatamente.” N. “Cosa ti manca di più?” B. “Mi mancano le cose di cui mi preoccupavo. Troppi compiti da fare, la paura di quelli dell’ultimo anno al club radiofonico, sbagliare sul palco durante il festival o non essere ricambiato dalla ragazza che mi piaceva. Mi mancano queste preoccupazioni.

    In fondo, quello che vorrebbe Baek Yi-jin è solo vivere una vita da ventenne, ma le disgrazie della sua famiglia non glielo permettono. I due ragazzi si troveranno ad affrontare diverse difficoltà, ma, quando le certezze verranno meno, scopriranno di esserci sempre l’uno per l’altra. Na Hee-do promette al ragazzo che gli sarà sempre vicino e lo sosterrà in ogni modo, cercando di farlo sorridere: “Facciamo così’, d’ora in poi, quando starai con me, puoi essere felice e tenerlo segreto. Quando siamo soli insieme, possiamo essere felici per quel breve momento. Sarà il nostro piccolo segreto.” Esiste una dichiarazione d’amore più bella?

    È proprio grazie alla spensieratezza e alla motivazione di Na Hee-do che Baek Yi-jin ritrova sé stesso e riesce a lasciarsi andare, coadiuvando lavoro e tempo libero. Il loro rapporto si evolverà, passando da una tenera conoscenza ad un primo amore travolgente, in un susseguirsi di intrecci e nuove amicizie con altri personaggi, tutti ben caratterizzati, in un’estate che non dimenticheranno mai.

    Ma è proprio quando tutto sembra perfetto, che le cose iniziano a prendere una piega diversa. Baek Yi-jin ha cominciato a lavorare come giornalista, cosa che inizialmente gli permetterà di seguire in prima persona la carriera sportiva di Na Hee-do (la quale, dopo i numerosi sforzi e un durissimo allenamento, riesce ad entrare in nazionale), ma che piano piano comporterà un allontanamento forzato fra i due, dato che il futuro che hanno deciso di intraprendere li porterà a percorrere due strade diverse e, quindi, a separarsi.

    Quando l’11 settembre 2001 Baek Yi-jin verrà mandato a New York a seguire le vicende del crollo delle Twin Tower, la loro storia raggiungerà un punto di rottura. Non riuscire mai a vedersi o sentirsi, troppo dolore da raccontare, aspettative disattese, impegni e carriere che prendono il sopravvento.

    Il finale del Drama è stato lungamente discusso dai fan, che si sono chiesti più e più volte il perché di questa scelta…diciamocelo, tutti speravamo in un happy ending, eppure, anche andando contro corrente, posso dirvi di ritenermi soddisfatta di come siano state trattate le cose. Mi sono disperata? Chiaro che si! Ho pianto tutte le lacrime che avevo in corpo? Ovviamente. Tuttavia, superato il magone iniziale, mi sono chiesta: quanti di noi finiscono per sposare il loro primo amore? Quanti di noi hanno avuto la possibilità di vivere così intensamente la loro prima storia d’amore e di concluderla in un modo così meraviglioso? Saranno solo una parentesi nella vita dell’altro, come spesso accade a tutti noi nella vita reale, si tratti di amore o amicizie, ma riescono a dirsi addio, con gli occhi pieni di lacrime e di amore, consapevoli del fatto che il loro sostegno reciproco li legherà per sempre, consapevoli di aver portato beneficio all’altro nel momento di maggior bisogno, grati per aver vissuto “un’amicizia turbolenta e un amore appassionato. Perché sono quei brevi momenti che fanno brillare tutta la vita.”

    Venticinque e ventuno riesce a lasciare un’impronta indelebile, dando l’impressione di essere saliti in una piccola montagna russa di emozioni e portandoci a sprofondare in una valle di ricordi e nostalgia di quell’età. La commozione è assicurata, complici la scelta davvero azzeccata del cast e delle colonne sonore, che ci accompagneranno in un viaggio davvero emozionante.

    “Guardandomi indietro, ogni giorno era un allenamento alla vita. I momenti in cui osavo dire che tutto sarebbe durato per sempre. Adoravo vivere in quell’illusione. Giusto, c’era ancora una cosa che potevamo avere. Quell’estate era nostra.”

    Spero che l’articolo vi sia piaciuto! Alla prossima avventura!

  • COSA STA SUCCEDENDO ALLE BLACKPINK?

    COSA STA SUCCEDENDO ALLE BLACKPINK?

    Diciamoci la verità,sapevate che sarebbe arrivato questo momento.

    Nell’esatto istante in cui ho pronunciato la frase :”non farò un’articolo sui loro concerti perché non avrei nulla di positivo da dire” si è aperto un portale spaziotemporale dove un’altra me ,proveniente dallo stesso multiverso di Doctor Strange , è stata catapultata ai miei piedi e con chiaro ma sempre attuale:”non dire minchiate”, mi ha fatto comprendere la missione della settimana.

    Ed effettivamente non aveva tutti i torti. Beh, d’altronde era me, come poteva avere torto?

    Sapete che riesco a stare lontana da queste cose come Harry Potter dal mettere in pericolo la sua vita, ma a mia discolpa posso dire che sarebbe stato davvero ingiusto non esporsi sull’argomento.

    E so che, esponendomi, vado a mettere in pericolo tutta la mia discendenza, ma recensire è un lavoro impegnativo, qualcuno dovrà pur farlo. Insomma, l’arduo compito della Spiderman di condominio del web, me l’accollo io.

    Partiamo con una promessa salvavita : io amo le BlackPink. Sono state il primo gruppo femminile di cui mi sono innamorata. Come direbbe un Cassano qualunque : sono il mio gruppo femminile preferito? No. Hanno vinto molti premi? Chapeau. Hanno presenziato in luoghi in cui tanti gruppi sognavano di essere? Chapeau. Sono un gruppo di peso nel K-Pop? Chapeau. Le metto tra i gruppi più grandi della storia? Ni.

    Nel senso, si, sono indubbiamente un grosso pezzo di storia del K-pop, ma se la stanno giocando malissimo. Non basta “arrivare”, bisogna poi mantenere il proprio posto ed il proprio fandom (i BTS insegnano).

    Ma cominciamo quest’avventura partendo dal principio : la decisione di recensire uno dei loro ultimi concerti : “Oh, ora mi siedo e mi godo un concerto delle BlackPink“.

    Un macello. E’ stata una sofferenza arrivare alla fine. Mi sono ritrovata davanti qualcosa che non riconoscevo, ma soprattutto che non comprendevo :

    • Zero voglia
    • Zero passione
    • Zero TUTTO
    • Sincronizzazione inesistente
    • Contatto con il fandom inesistente (in alcuni video addirittura le persone si stavano annoiando)

    Ammetto di aver provato un forte imbarazzo. E perdonatemi se non utilizzo mezzi termini, un po’ perché Dio indubbiamente non mi ha montato i filtri sociali, un po’ perché faccio parte di chi le ha sempre amate ed è stata una botta vederle così.

    Personalmente penso che la scelta di un mestiere come “L’Idol” imponga sicuramente un grosso lavoro fisico ed un impegno mentale più che notevole , ma vi assicuro che qui il problema principale sia la pigrizia ed il rapporto inesistente con il fandom, perché durante l’esecuzione dei pezzi solisti, improvvisamente tutta l’energia e l’entusiasmo tornavano al proprio posto.

    Ma preferisco mostrarvi quello di cui stiamo parlando.

    Questo è il momento in cui aspettavano l’aperitivo
    e giustamente controllavano per capire a che punto fosse

    Vi dico solo che ho avuto bisogno di riportare alla memoria
    la cover fatta dagli Stray Kids per stare meglio con me stessa

    “Uff….io volevo stare ai Party ed invece me tocca
    pure ballare con questi”

    Ho inserito solamente 3 piccoli esempi, ma vi assicuro che il concerto procede praticamente tutto in questo modo, ma analizziamo meglio i componenti di questo film tragicomico.

    Jennie

    Jennie è quel tipo persona che a scuola ne aveva SEMPRE una : la matita che non si tempera, il cestino troppo lontano dal banco, il banco troppo lontano dal cestino, il temperino che non funziona, la neve davanti al garage con fuori 40°, il mal di pancia, di gamba, di schiena , DI VITA. E puntualmente era quella che, nei compiti di gruppo, rimaneva nell’angolo a farsi le unghie facendo sgobbare gli altri al posto suo. Insomma, sicuramente Jennie ha avuto delle occasioni in cui è stata poco bene ,e su questo non si discute, ma quello che ho visto io in questi concerti (tolto uno) non ha nulla a che vedere con il malessere fisico ma con la semplice e triste pigrizia nel fare quello che dovrebbe essere la sua vocazione, ovvero la cantante. Probabilmente è troppo impegnata a gestire al meglio il Gossip, area in cui ormai sguazza tristemente, piuttosto che lavorare per il suo fandom. Peccato, perché penso che Jennie sia una grande Rapper, performer, nonché artista. O era?

    Rosè

    A tratti presente, a tratti in crisi mistica. Rosè ha fatto la maggiore parte dei concerti con questa metodologia dello studente disorientato. Senza sapere quale parte del gruppo seguire : se donare tutte le sue energie sul palco come Lisa o se aspettare un Gin Tonic a bordo palco con Jennie e Jisoo. La ragazza è confusa e trasmette proprio questo, a tratti anche rabbia. Probabilmente non ama neanche lei l’andazzo preso dal gruppo, e tra una cazziata a Jennie ed uno sguardo al cielo, gestisce il tutto con il metodo del “portiamo a casa la pagnotta anche se cruda e raffreddata”. Peccato anche nel suo caso, così facendo rischi di spegnere la sua luce.

    Jisoo

    Jisoo. Che dire. Jisoo è quel tipo di alunno ficcato nel laboratorio di ceramica che aspirava a fare matematica. Gna fa. Non le frega assolutamente nulla di sti balletti e canzonette varie, lei vuole fare solo una cosa : Recitare. Punto. E questa cosa traspare in modo quasi imbarazzante, soprattutto nelle coreografie. Le mie orecchie da sirena odono già le lamentele del popolo:

    “Ma lei non ha doti nella danza poverina, più di così cosa può fare, lei ci mette impegno, non è colpa sua”. NO. Non diciamo tali regali boiate, popolo. Ci sono fior fior di esempi di Idol non particolarmente portati per il ballo o il canto, che letteralmente si fanno 10 mazzi per migliorare, per se stessi e PER IL GRUPPO. Cosa di cui a Jisoo frega come a me di finire il ponte in Animal Crossing. Uso il bastone per saltare da un posto all’altro e via, esattamente come fa lei. Personalmente penso che Jisoo abbia una bellissima voce, soprattutto riconoscibile, come abbiamo potuto apprezzare in “Flower“, ma siamo sempre lì, il pezzo sentito (e visto) live non mi ha trasmesso niente se non le stesse impressioni che ho spiegato in questo pezzo. In conclusione, penso che Jisoo abbia altri interessi e che sia giusto spostarla finalmente nell’aula di Matematica, a cui aspira da sempre.

    LISA

    LA SALVATRICE DELLA PATRIA.

    Colei che non solo porta a casa la pagnotta, ma che, nella via del ritorno, passa anche a fare volontariato ai più bisognosi. Colei che si è caricata sulle spalle non so quanti concerti portando un peso enorme che manco gli Avengers contro Thanos hanno avuto uno sbattimento simile. Cioè, questa povera umana si è accollata la riuscita degli Show ,cercando sempre di salvare la situazione, anche quando di salvabile c’era davvero poco, riuscendo addirittura a svegliare l’80% di pubblico. Ma ci rendiamo conto? Dimostrazione di bravura, carisma ,talento, IMPEGNO, tenacia, passione ed amore. Unica delle quattro a trasmettermi sensazioni di gratitudine e di legame verso il fandom. Insomma, l’alunna modello che tutti speriamo venga tolta dalla classe insubordinata e spostata in una nuova scuola che possa rendere giustizia al suo immenso ,ed in continua evoluzione, talento.

    In conclusione, il fatto che al Coachelle siano state perfette, mentre ai loro concerti (costosissimi) siano un gruppo di anzianotte in villeggiatura che aspetta il gioco aperitivo, temo che si commenti da solo.

    Meravigliose. Direste mai che parliamo dello stesso gruppo?

    So già che molti di voi esordiranno con la classica frase “SalvaBlackPink” : “Eh ma sono in tour da un sacco di tempo” .Ok, verissimo. Ma, come già ribadito, non sono gli errori dati dalla stanchezza il problema (infatti neanche li ho inseriti) ,ma quelli dati dalla pigrizia ,dalla noia, dal non voler palesemente essere lì. Difatti, in altre occasioni (stranamente mai davanti ai solo fan) la stanchezza e la pigrizia si dissolvono nel nulla. Magia.

    E questa cosa mi fa rabbia, perché parliamo di persone capacissime e con talento, che potrebbero seriamente fare la differenza: Hanno canzoni potenti, video bellissimi ed un grandissimo potenziale. Ed invece si sprecano così, come un livello mal superato di Hercules.

    Spiace anche vedere un rapporto così freddo e “di facciata” con i fan. I sorrisi non sono sentiti e si percepisce, dispiace, molto. Di conseguenza le persone sono arrabbiate e si sentono prese in giro. Continuare in questo modo lo trovo ingiusto nei confronti di un fandom che le adora, nonché nei loro stessi confronti. A breve verrà rivelato l’ultimo segreto di Fatima, e con lui pure la decisione sul rinnovo del contratto delle BlackPink, positivo o negativo che sia. Spero che possano tornare lo splendore che abbiamo imparato a conoscere e amare, ma soprattutto, che possano fare ciò che le rende felici e serene. Vedremo come andrà, intanto……

    BlackPink is the revolution

    Mah, forse nel 2017.

  • La bellezza attraverso i secoli

    La bellezza attraverso i secoli

    Ciao a tutti, sono Aurora e sarò qui per parlarvi di un argomento che mai potrà stancarmi: la bellezza.

    Sono attratta da tutto quello che può dare un benessere puramente estetico o che può dare dei benefici sia interni che esterni, ma soprattutto, sono attirata dai colori dei flaconi (proprio come i bambini) e dai profumi di questi prodotti!


    È giusto, però, sottolineare che la bellezza di cui vi parlerò non sarà generica ma nello specifico coreana e prima di iniziare a parlare delle varie chicche, iniziamo con un’introduzione storica un po’ generale, che vi prometto, non sarà noiosa.

    Avete presente tutte quelle ‘novità’ come la skin care routine, le fasce con i fiocchi colorati in testa da mettere al mattino, le maschere per il viso e chi più ne ha e più ne metta? Bene, queste saranno il nostro punto di partenza per sottolineare che queste novità esistono dalla notte dei tempi e che no, signori miei, non abbiamo scoperto l’acqua calda lavandoci il viso sia la mattina che la sera.

    La bellezza, o più nello specifico, la cura per la propria pelle, è considerata l’arte più antica della Corea e raggiunge il suo apice con la dinastia Goryeo (credetemi, tantissimissimi anni fa!!!). In quest’epoca, infatti, il culto della bellezza è visto come un mezzo per difendere la pelle dai cambiamenti atmosferici. Insomma, si univa l’utile al dilettevole!

    La cosmesi e il tipo di bellezza, come anche il dress code, stanno ad indicare l’ideale di un paese e la Corea non è sottratta da questo meccanismo. Infatti, lo standard sotto un impero di tipo buddista, rappresentava il culto di una bellezza olistica; nel medioevo, invece, le parole d’ordine erano lunghe trecce raccolte e labbra dipinte di rosso.
    Con l’arrivo dei ruggenti anni Venti, dalla lontana America, giunge un nuovo standard di bellezza che era il portavoce, soprattutto, di un ideale importantissimo: la libertà femminile. Caschetto nero e sigaretta sono stati il simbolo della femme libre, sia sessualmente che socialmente. Insomma, la figura di una donna che vuole e – finalmente-  può camminare a testa alta, colma di consapevolezze e gioielli, arriva anche in Corea.
    Con la fine della seconda Guerra Mondiale, questa terra viene divisa, e la Corea del Sud diventa una terra democratica.

    Al giorno d’oggi, quello che può essere considerato da noi un tabù, come per esempio la chirurgia estetica, ai fini della bellezza, è in realtà un mezzo ampiamente usato dai coreani per raggiungere uno standard. Oltre alla corsa sotto i ferri, poi, ci sono tutti quei rituali a cui i coreani si sottopongono quotidianamente. Ma in cosa consiste l’ideale? Pelle lucida, bianca e perfetta, occhi grandi, labbra piccole, fisico slanciato e altezza media sono gli ingredienti per ‘l’essere perfetto’.
    Ma attenzione, l’ideale di bellezza non condiziona solo le ragazze, infatti neanche il sesso maschile sfugge ai rigidi dettami dello standard coreana, in costante ricerca di una vana perfezione.

    È bene e sano ricordarsi che questi ideali, (proprio come dice il termine), sono e devono rimanere appesi in aria, in quanto, in primis, bisogna imparare a stare bene con se stessi e ad amarsi per ciò che si è. Questo è un discorso che deve necessariamente appartenerci, e oltre alla bellezza della nostra pelle, dobbiamo coltivare la bellezza della nostra anima, imparando ad amarci con tutte le nostre imperfezioni.

    Dopo questo spiegone storico e la morale sull’amor proprio, farò di tutto per riportare in questi articoli tendenze cosmetiche, pratiche e routine coreane per un benessere estetico, che noi tutti possiamo provare e raggiungere con costanza, prodotti profumati e, – soprattutto -, adatti alla nostra pelle.
    Detto questo, che la bellezza possa essere con voi sempre, cuoricini.

  • BTS : On The Street!

    BTS : On The Street!

    Ciao a tutti! Sono la vostra Margherita, scrivo, leggo e sono un’ARMY appassionata di
    musica e della cultura coreana! Come sempre ringrazio Ariel per avermi dato l’opportunità di scrivere in questo blog! Dopo tanto tempo e ricerca vi parlerò delle più belle street art dedicate ai ragazzi
    Bangtan e i luoghi precisi dove potete trovarle!

    1. RM, Goyang, distretto Illsan (Illsan Cultural Park)
      «È la città dei fiori, la città di (Rap) Mon» così rappa Rm in Ma City.
      Il 12 settembre del 2021, la città di Goyang ha collaborando con il fandom a un progetto speciale per celebrare il suo 28° compleanno. Il murale dedicato
      si trova nel Centro informazioni della città.
      Illsan è la città natale di RM, un distretto di Goyang, nella provincia di
      Gyeonggi, alla periferia della capitale.
      In Ma City RM infatti rappa:
      «Ilsan è il luogo dove voglio essere sepolto quando morirò
      è la città dei fiori, la città di (Rap) Mon.
      Dalla mia adolescenza, La Festa,
      il Western Domela, la Hugok Academy Village
      che mi ha cresciuto durante la mia gioventù.»
    1. SUGA, Daegu, distretto Nam
      Sangue blu per il colore della squadra di baseball Samsun Lions o
      meno, non è un mistero di quanto lui ami la sua città natale Daegu,
      tanto da rappare in Ma City «Io sono D-boy».
      Il murale dedicato a SUGA a Daegu è una delle ultime attrazioni
      turistiche realizzate appositamente in suo onore: potete trovarla subito
      anche su Google Maps e Naver!
      Il murale è stata finanziato e creato dai fan per il suo compleanno ed è
      vicino alla stazione di Myeongdeok, nel distretto Nam, dove si trova il
      primo studio di registrazione in cui Suga ha lavorato (quando era
      Gloss).

    [Fonte: Youtube]

    1. J-hope, Gwangju, distretto Seo
      Nella città di Gwangju si trova un grande murale largo 12 metri e alto
      3,5 metri ed è stato realizzato nel villaggio di Balsan. Il murale si
      aggiunge ad altre opere realizzate nella città di J-hope e finanziate dagli
      ARMY. Potete trovare anche una meravigliosa statua con 21.800
      messaggi nella strada di Chungjange e i carinissimi murali al Penguin
      Village: benvenuti in Hope World!

    [Fonte: web]

    1. Jungkook e Jimin, Busan, distretto Saha, Gamcheon Culture
      Village
      Il mare di Busan è splendido sotto il cielo azzurro e nel frattempo che i
      zietti sollevino le mani e le ziette ondeggiano a ritmo di «Ma City»,
      andare a Gamcheon Culture Village è una tappa obbligatoria se visiti
      quelle parti: non solo la popolazione ha realizzato un percorso colorato
      e suggestivo, tra citazioni tratte da Il piccolo principe e la sua amica
      volpe, con tanto di statua di quest’ultimi, ma a un certo punto troverai questo meraviglioso murale che ritrae Jungkook e Jimin.
      Per arrivare al murale, dal cancello principale del Gamcheon Culture
      Village, prosegui dritto per circa 5 minuti e lo troverai alla tua sinistra!

    [Fonte: web]

    1. V, Daegu, distretto Seo
      Dal maggio 2022, il mural street realizzato in onore di V si è esteso a 58
      metri: la posizione scelta di questa strada murale è piuttosto
      significativa, è proprio di fronte alla Daesung Elementary School di
      Daegu, l’alma mater di V. Si trova nel distretto Seo, la parte occidentale
      di Daegu, vicino al Dalseong Park e al mercato di Seomun. Quello che
      è iniziato come un progetto di compleanno, è ora un’attrazione turistica sostenuta dal governo: potete trovarla su Google maps e Naver!

    [Fonte: Google maps]

    1. Jin, Seoul, distretto Seongdong
      La città in cui Jin ha vissuto è Gwacheon e la distanza dalla capitale
      Seoul è di 15,3 km. Il murale è in linea d’aria con Gwacheon ed è stato
      creato da creato da WETZ, un famoso street artist e può essere
      ammirato proprio nella capitale: non solo ha dipinto le parole Butter,
      ma anche Jin e Seok진 e l’adorabile RJ!
      Trovate le indicazioni precise su Naver!

    [Fonte: Youtube]

    Spero che l’articolo vi sia piaciuto e grazie ancora per l’opportunità:

    Spero che l’articolo vi sia piaciuto e grazie ancora per l’opportunità: I purple you, BTS e ARMY!

  • La recensione onesta di “SEVEN” : Il singolo di Jungkook dei BTS che ci accompagnerà per tutta l’estate

    La recensione onesta di “SEVEN” : Il singolo di Jungkook dei BTS che ci accompagnerà per tutta l’estate

    Ed eccoci qui, riuniti intorno ad un tavolo (con dimensione decisamente notevoli), a parlare del nuovo singolo di Jungkook , soprannominato “La peste” (dalla sottoscritta).

    Parto con il dirvi che questa recensione sarà obbiettiva ed onesta.

    Esattamente come tutte le altre.

    Ed è esattamente questo il motivo per il quale non potrò lavorare mai nel campo giornalistico.

    CANZONE

    La canzone è ritmata, fresca ed estiva.

    Una sonorità avvolgente decorata dal sapiente suono della chitarra acustica che sa irrimediabilmente d’estate. E’ di base una canzone d’amore, nonché indubbiamente potente. E con “potente” intendo quando un singolo rimane impresso fin dal primo ascolto. E ragazzi miei, nonostante fossero le meravigliose 6.00 del mattino e non avessi dormito molto, nelle ore successive non ho pensato ad altro, se non al ritornello di “Seven”.

    VIDEO

    Il video è ironico, mostra un Jungkook che rincorre metaforicamente (e non), la sua metà, per dichiararle costantemente il suo amore. Punta a voler essere leggero e divertente, funzionando benissimo. Porta all’estremo (con un JK che dalla bara continua a cantare il suo amore) il rapporto sentimentale ed il suo svolgersi.

    Ha colori che vanno dai più tenui a quelli più scuri, seguendo il tono della canzone, ma mantenendo il suo mood spensierato.

    TESTO

    Sapevamo che saremmo arrivati a questo tasto dolente. Perché diciamocelo, è un tasto dolente. Nella versione “normale” trovo che il testo si associ e sposi (mamma che gioco atletico di parole) perfettamente al video. Coerente e spensierato esattamente come procede l’MV.

    Mentre nella versione “censurata”….(sospirone) questa coerenza va a perdersi. Trovo che quel : “ti fo**erò per bene” / “Sco**rò per bene”, sia quasi messa lì per far notare la sua presenza, una forzatura troppo evidente a mio avviso. E’ come se la canzone a quel punto gridasse : “Vedi? sono un testo scritto da persone toste americane, quindi utilizzo questo gergo perché funziona”.

    Già sento quella parte di Army un po’ speciali gridare al :”MA TU NON VUOI CHE CRESCANO O CHE DIVENTINO UOMINI E DICANO QUESTE COSE E GNEGNEGNE”. No. Ovviamente non è questo il punto dal momento che abbiamo uno Yoongi che già anni fa ci gridava :” Che tu sia un ragazzo o una ragazza, la mia lingua ti farà venire” .E’ il contesto a fare la differenza.

    In sostanza, a me personalmente, questo testo esplicito non fa impazzire. Perché va appunto a perdere quel guizzo ironico ma sensuale presente nel testo originale e nel video.

    Ma ora, urge parlare del Drago Dorsorugoso Norvegese nella stanza.

    l’America.

    Il singolo, come ben sappiamo, è praticamente cucito sull’America.

    E conosco ,ed in parte condivido, la non sopportazione che tanti (tanti) Army (me inclusa) abbiano per l’America. E ribadisco, condivido.

    Ma questo è un periodo particolare, dato dalla costrizione di dover rimanere necessariamente per un periodo assenti (a turno) dalle scene musicali. Quindi penso che questa sia una strategia, anche a livello aziendale, per permettere ai BTS di poter sfruttare a loro vantaggio (quanto possibile ovviamente), questa assenza forzata, cercando di rimanere sempre in alto (cosa che comunque loro farebbero anche se facessero una cover della sigla di “Uno mattina”) . Ma è comprensibile la paura di questi ragazzi. Più che comprensibile .Il rapporto che loro hanno con gli Army e con la musica è totalmente differente dalla maggior parte degli artisti, per loro “nutrirci” e “nutrirsi” di musica e di amore è fondamentale. In più hanno visto nel corso degli anni vari gruppi ricevere il contraccolpo legato al militare e ne hanno paura. Quindi stanno cercando di sfruttare questo periodo da solisti anche per farsi conoscere, e per ampliare il loro bagaglio musicale. E, per la gioia della Hybe, promuovere Jungkook in America. Questo va detto e ammesso.

    Ora, ciò non toglie che se questo singolo l’avesse prodotto un altro cantante, in tutta estrema sincerità, non lo avrei particolarmente notato. Ma Jungkook ha la capacità (come tutti i BTS) di far brillare ogni cosa, questo però ,non dev’essere un deterrente per non sfruttare l’immenso talento di Jungkook.

    In conclusione vi capisco, ma c’è anche da dire che questa è una semplice canzone pop estiva, che ha la sola utilità di far divertire e portare leggerezza, e secondo me, va presa esattamente così. Anche con una buona dose d’ironia.

    E ricordiamoci inoltre, quanto JK ami questo stile. Da sempre grande fan di Bieber nonché di questo genere musicale, che producesse un singolo di questo tipo ,era forse anche prevedibile.

    Ovviamente è anche il Jungkook che conosciamo noi, quello che scrive capolavori, quindi sono certa che l’Album ci renderà più che felici e renderà giustizia al suo immenso talento.

    P.s. Ah sì,in “SEVEN” c’è anche Latto. Talmente anonima e banale da averla rimossa.Comunque si, c’è anche lei.

    Ariel

  • “PALDOGANGSAN”, un brano dei BTS con una storia particolare : scopriamola insieme!

    “PALDOGANGSAN”, un brano dei BTS con una storia particolare : scopriamola insieme!

    Hola belle anime!

    Piccola intro per presentarvi ufficialmente un nuovo componente del team “MKS Connessi Nel Mikrokosmos ” : Margherita!

    Una ragazza che si sta già distinguendo per idee e capacità, da lei leggerete spesso contenuti relativi alla cultura Coreana e le sue tradizioni ! E’ ufficialmente la nostra esperta in questo settore!

    SU LE MANI PER LA MARGHEE!! FACCIAMOLE SENTIRE IL CALORE DEL NOSTRO MIKROKOSMOS!! TUTTI SULLE SEDIEEEE!!

    Troppo cringe come accoglienza?

    Ok ok, messaggio recepito! Passo il microfono a Marghe, certa che l’apprezzerete quanto me!

    Paldogangsan: le origini dei BTS

    Ciao a tutti! Sono Margherita, scrivo, leggo e sono un’ARMY appassionata di musica! Ringrazio Ariel e MKS Connessi nel Mikrokosmos per avermi dato l’opportunità di poter scrivere in questo blog! Senza tanti giri di parole, oggi vi parlerò di uno dei brani più interessanti dei nostri amati BTS: PaldoGangSan!

    (Nella foto in alto i BTS che stanno eseguendo l’allenamento del brano nell’Ottobre 2013. Fonte: Youtube).

    Conosciuto anche come Satoori rap, PaldoGangSan è uno dei brani che potete trovare nell’EP O!RUL8,2?. Tuttavia questo brano è stato rilasciato molto tempo prima: composto nel pre-debutto e prodotto da Pddog, la canzone ha ottenuto attenzione nell’agosto 2011 dai media e all’epoca RM, Suga e J-Hope debuttarono persino in televisione!

    (Nella foto in alto dei giovanissimi RM, Suga e J-Hope intervistati dalla 8 O’clock News, della SBS, nel 2011 in prima serata! Fonte: Youtube)

    Di cosa tratta la canzone?

    Scritta in tre dialetti diversi, contiene un divertente battibecco tra le province Jeolla (nella coreografia rappresentata da Jin, da RM e da J-Hope che parla fluente il dialetto Jeolla) e del Gyeongsang (nella coreografia capitanata da Suga e V di Daegu e Jimin e Jungkook di Busan). Raggruppa tutti questi dialetti e all’interno troviamo luoghi comuni sugli abitanti di queste due provincie e anche un messaggio sul rispettare le città degli altri!

    La differenza tra la prima versione, quando ancora nei confermati nel progetto campeggiavano RM (e un altro membro di nome Iron), e quella con tutti i ragazzi BTS è davvero marginale: nel 2017 V ha raccontato a Mnet New YangNamJa Show che già conosceva il progetto BTS, poco prima di firmare il suo primo contratto, proprio grazie a questa canzone!

    Cosa significa PaldoGangSan?

    팔도 (PaldoGang) è “Ogni angolo della Corea” e si riferisce alle otto provincie coreane Gangwon, Gyeonggi, Gyeongsang, Jeolla, Chungcheong e Hamgyong, Hwanghae, Pyongan. 강산 (San) che letteralmente significa “montagna, fiume” e si riferisce a “Terra di un paese”. Dunque all’interno del brano troviamo termini come 거시기 (geosigi) che può essere usata per qualsiasi cosa come una sorta di parola magica, 가가 가가 (gaga gaga) che è un divertente esempio di dialetto Gyeongsang, e persino un riferimento ai leggendari Hwarang del regno Silla!

    (Nella foto in alto V quando ha recitato nel drama Hwarang: The Poet Warrior Youth. Fonte: Youtube)

    Guardando le loro esibizioni nei vari anni, più allenamenti di pratica, RM e Jin sono un po’ in disparte e il motivo è che entrambi rappresentano il coreano standard, anche se Jin a volte usa il dialetto Chungcheong per le origini della sua famiglia. Poi c’è J-Hope che rappa rivolgendosi ai quattro ragazzi della provincia di Gyeongsang (ossia Suga, Jimin, V e Jungkook) nel momento dell’esecuzione del brano.  

    A un certo punto quando il litigio tra Suga e J-Hope si fa più intenso, RM interviene con il coreano standard, elogia gli altri dialetti e accenti dicendo che li ha assorbiti tutti dentro di sé e conclude con:

    “Perché continuare a combattere, alla fine, è sempre coreano

    Guarda in alto, guardiamo lo stesso cielo così

    Anche se è un po’ sdolcinato, ma (i dialetti) sono tutti fantastici”

    “Tutti possiamo parlare, giusto? Da Munsan a (isola di) Marado”.

    Io ho ascoltato per la prima volta questo brano dall’esibizione Show Champion EP82, pubblicata su Youtube il 14/10/2013: la trovate ancora disponibile sulla piattaforma!

    All’epoca al primo ascolto sono scoppiata a piangere, ero emotivamente confusa perché dentro di me ero felice e anche triste… Solo attraverso la traduzione inglese ho capito il vero motivo della mia reazione: avevo riconosciuto la presenza del dialetto, anzi dei dialetti nel brano, perché frequentando Milano e la Clinica De Marchi da quando avevo tre anni ho come assorbito dentro di me anch’io accenti e dialetti un po’ di tutta Italia, quindi è un qualcosa di talmente profondo e importante per me da avermi trascinato in A.R.M.Y. fino a oggi!

    Inoltre, dopo questo brano, per comprendere appieno l’amore per i BTS verso la loro terra, consiglierei di ascoltare in successione ‘Where are you from?‘ (le due sono collegate), ‘My City’ e infine la versione dei BTS della celebre canzone tradizionale “Arirang” (dove sono presenti sempre i dialetti coreani).  

    (Nel video in alto l’esibizione Arirang Medley dei BTS alla cerimonia d’apertura dei KCON in Francia nel 2016. Fonte: Youtube).

    Vi lascio il link Youtube alla canzone 🙂 :

    Spero che l’articolo vi sia piaciuto e grazie ancora per l’opportunità: Borahae BTS e ARMY!