Io davvero non so come iniziare questo articolo. Sinceramente, non so da che parte prendere la consapevolezza di ciò ho vissuto ieri sera e trasformarla in parole. Comprensibili soprattutto. Manco quand’ho scoperto che Hans fosse il cattivo di Frozen sono rimasta così scioccata.
Se ieri sera qualcuno si fosse trovato nei paraggi dell’Unipol Arena di Milano mentre gli ATEEZ si esibivano, probabilmente avrebbe pensato ad un qualche terremoto, invasioni di alieni o attacco in massa di Mangiamorte. Il sano delirio che c’era dentro e fuori dal forum spiegava chiaramente come mai questo concerto fosse uno degli eventi più attesi del panorama K-pop, ed è stato molto più di un semplice concerto. È stata un’opera d’arte. Un musical. Un’esplosione pirotecnica. Un racconto pieno di colpi di scena
Ma andiamo per step altrimenti qui non ne usciamo davvero più. Perchè sono rimasta così colpita da questo concerto?
VOCI
Una delle cose che più volte mi ha fatta alzare in piedi ad esultare a gran voce (a parte quando alla ragazza davanti a me è finalmente caduto il Lightstick che continuata ad agitare come una spada sulle nostre teste nel tentativo di eleggerci cavalieri) è stata la presenza vocale impressionante di questi ragazzi. Cioè, si sentiva perfettamente la vocalità di ognuno di loro. Certo, la voce di Jongho era indubbiamente quella più sovrastante e piena, durante “Wonderland“, ha raggiunto note così alte che ho temuto di per i soffitti dell’arena. Non contento, si è anche citato in momenti di lirismo puro, dimostrando che può far piangere con una sola nota, e che nota.
P.S. Degna di nota era anche la voce della ragazza dietro di me che con quel : “NOOOO NON CE LA FACCIOOO PORTATEMI VIAAA” urlato ad intervalli regolari e talmente forte mi ha portata a cercare su Google in pieno concerto: “Rottura timpano sintomi”. (ipocondriaci so che voi mi capirete)
Hongjoong, invece, ha il carisma di un generale sul campo di battaglia: la sua voce tagliente dà una forza incredibile a ogni strofa rap. Idem Mingi, la cui voce contrasta i benissimo con quella di Hongjoong. Yunho, San e Wooyoung aggiungono colori vocali così diversi ma complementari che ogni brano sembra una sinfonia. Yeosang e Seonghwa sono la ciliegiona sulla torta, hanno vocalità così particolari da diventare il tocco perfetto in ogni canzone.
COREOGRAFIE
E poi c’è la danza. Parliamone: gli ATEEZ ballano, e come se ballano! L’intensità delle loro coreografie trasporta lo spettatore come fosse dentro un film d’azione: passi precisi, mosse potenti ed un carisma che non ti permette di battere ciglio. Hanno la capacità di fondere coreografie complesse con scenografie particolari, trasformando ogni concerto in un’esperienza immersiva. Ogni performance è anche teatrale, un racconto visivo e musicale.
Brani come “HALA HALA“ e “Guerrilla“ sono esempi lampanti di questa maestria. In “HALA HALA“ , i movimenti sono taglienti, quasi aggressivi, perfettamente sincronizzati con la base musicale. In “Guerrilla“ , invece, la coreografia si trasforma in una vera e propria rivoluzione sul palco, con esplosioni di energia che sembrano contagiare ogni angolo della sala.(E daje che anche Milano ha avuto il suo “BREAK THE WALE!”)
La coordinazione tra i membri è impeccabile: ogni movimento è legato a quello successivo, creando un flusso ininterrotto. Non si tratta solo di sincronizzazione, ma di una narrazione fisica che racconta una storia diversa per ogni canzone.
SCENOGRAFIE E CARISMA
C’è una straordinaria cura nei dettagli: ogni coreografia è costruita per valorizzare le diverse personalità dei membri. San, ad esempio, è il maestro della drammaticità, con movimenti che sembrano esprimere emozioni allo stato puro. Yunho, con il suo corpo elastico e fluido, aggiunge un senso di leggerezza anche nelle coreografie più intense. Wooyoung è pura espressione, con movimenti così carichi di carisma che ogni passo sembra un assolo. E poi c’è Jongho, che, nonostante la sua fama di “main vocal”, non si tira mai indietro nelle performance, dimostrando di essere un ballerino potente e versatile.
L’USO DELLO SPAZIO: UNA PERFORMANCE A 360°
Un altro punto forte delle scenografie degli ATEEZ è l’uso dello spazio. Non si limitano a ballare al centro del palco: si spostano, interagiscono con le passerelle, si avvicinano al pubblico e sfruttano ogni angolo disponibile. Questo crea un senso di dinamismo e rende anche il contatto con il fandom molto più concreto. Hanno salutato sempre e da varie parti del palco (bellissimo soprattutto il legame palpabile che hanno con gli Atiny).
IN CONCLUSIONE
Mentre il fandom lasciavano l’arena con il sorriso stampato in volto e il cuore pieno di emozioni, una cosa mi balenava in testa : Questo concerto mi ha dato la conferma del perché io ami così profondamente il K-POP. Parliamo di un genere in cui gli Idol non sono semplici cantanti o rapper, ma veri e propri artisti a 360°. Degli atleti della musica, e gli ATEEZ sono l’ennesima prova di questo. Artisti che sono in grado di rendere un concerto l’esperienza immersiva che tutti noi vorremmo trovarci davanti.



